sabato 1 novembre 2008

Pasolini e il coraggio della verità

"La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter essere compresi". Sulla sua indifendibilità Pasolini vedeva lontano. "Giudizi troppo sommari nelle aule dei tribunali non rendono ancora, a trent’anni dalla sua morte, giustizia dell’uomo", così concludevo qualche anno fa un post scritto nella pagine del blog dell'"opinion maker" Vincenzo, ricordando la figura di Pierpaolo Pasolini, con un ritratto che tendeva a riscoprirlo più come autore e pensatore dei nostri tempi. Mi limito pertanto a descrivere una sintetica definizione che Wikipedia gli da: "è internazionalmente considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo".
Questa volta invece mi concentro sulla morte appunto e sull'ingiustizia che si è protratta sino ad oggi sul suo delitto e su quali possano essere stati i veri responsabili. Oggi a 33 anni dalla sua scomparsa nulla è cambiato. Anzi, da qualche anno a questa parte le confessioni di Pino "la rana" - unico colpevole per quell'orribile e efferato delitto che ha pagato con la galera il suo crimine presunto, ammesso che sia centrato qualcosa - fanno ancora più rabbia e confermano sempre più che alle spalle di Pasolini si fosse realizzato un complotto.
Nel diario Pelosi esordisce con queste parole: "Mi presi tutte le responsabilità per non coinvolgere i miei amici di allora. Fu l’avvocato a suggerirmi quella linea difensiva. Pensava che da minorenne me la sarei cavata con poco".
Il "riccietto", simile a uno dei personaggi raccontati proprio da Pasolini nei suoi romanzi e nei suoi film, ha raccontato delle falsità al processo e questo è un dato di fatto: una fra tutte quella di essere stato lui solo ad uccidere il poeta, mentre le prove e gli atti confermerebbero il contrario. E lo stesso Pelosi lo ha ammesso dopo oltre trent'anni: "c'erano tre che avevano un accento siciliano..e se stetti zitto è per paura di avere delle ritorsioni. Io servii solo ad adescarlo".
Le ultime mezze verità di quest'uomo confermano la validità delle ipotesi che si racchiudevano nel bellissimo film di Marco Tullia Giordana, "Pasolini un delitto italiano".
Cosa voleva farci intendere Pelosi con quelle parole, che ad ammazzare Pasolini ci fosse per caso la mano della mafia? Mi chiedo comunque cosa c'entrino i siciliani, siamo ancora dinanzi ad una deviazione della verità.
La smetta una volta per tutte di prenderci in giro e la dica fino in fondo la verità questo disgraziato. C'è più di un valido motivo per pensare e credere che i nemici Pasolini li avesse a Roma, a due passi da quelle borgate che frequentava e che raccontava idealisticamente nelle sue opere. E che non fosse opera dei personaggi di strada di quelle borgate (come pure qualcuno ha sostenuto) o di balordi come "la rana". C'è una mano pensante e Pelosi la smettesse una volta per tutte di continuare con queste mezze verità che gli consentono intanto di mattere su qualche sporco soldo. Pelosi conosce bene i nomi di quelli che lo ricattarono e comunque conosce la mano che si muoveva dietro quella gente, non può essere altrimenti. Chi erano costoro Pelosi?? Ce lo dica una volta per tutte e non lo faccia solo per Pierpaolo ma in nome della verità.
Pasolini è stato ammazzato perchè, non era soltanto un critico scomodo, ma aveva il coraggio di fare i nomi e cognomi delle stragi di quegli anni e di quelli che avevano in mente di organizzare il movimento di azione fascista contro il Comunismo che prendeva piede dopo il '68.
Lo scritto che lui firmò in un famoso editoriale del novembre 1974 sul Corriere della Sera, un anno prima che lo uccidessero, mostra in tutta la sua eloquenza quali potessero essere i suoi nemici. Ve ne illustro qualche passo a riprova (ma vi consiglio di leggerlo integralmente qui):
"..Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista)...
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere"..di intellettuale ovvio. Non di uno qualsiasi ma di uno profondo, sensibile e tanto coraggioso.
La sua terribile ed atroce morte sta gridando ancora vendetta, perchè la verità ad oggi non è ancora emersa. Quella verità che Pasolini ha sempre ricercato sino alla morte e che purtroppo la giustizia italiana non ha restituito, come in ogni processo degno di questo nome.
Del resto, non a caso, il coraggio della verità in questo mondo è roba da pochi e io credo che Pasolini sia uno di questi.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Quando penso alla teoria di episodi controversi che hanno puntellato la storia di questo paese - e se fossero la sua Storia tout-court? - finisco per domandarmi dove abbiamo seppellito la nostra dignità e la nostra misura.

Pasolini era uno che il paese, il suo umore, lo misurava con l'evidenza drammatica delle sue stesse contraddizioni: troppo forti per essere comprese, così poco mediocri per la dominante servitù volontaria.

Cinque anni dopo la sua morte, la marcia dei quarantamila: pulizia sottoculturale, facciamo spazio all'edonismo raeganiano, tanto per completare l'opera.

Ma c'era altro lavoro di rimozione non troppo forzata, che egli stesso non aveva preconizzato - inguaribile ottimismo di chi ha lottato, a prescindere?

Oggi, Pasolini accantonato, semi-icona delle pseudo-intelligenze che continuano ad ammazzarlo.

A.

GDS ha detto...

Pasolini ucciso due volte? Intanto la rilevanza mediatica che ha avuto una ricorrenza così importante la puoi pesare dalle "news associate" di google sulla spalla del mio post, dove alla parola chiave "Pasolini ricorrenza" restituisce sempre gli stessi dispacci di agenzia!
Eppure le recenti affermazioni di Pelosi fanno accaponare la pelle su quella che è stata una realtà impunita, una come tante degli anni bui..gli anni di piombo.
Come direbbe P.P. siamo alla pura "mercificazione"!

Anonimo ha detto...

Cosa puoi aspettarti caro Delle da un Paese di piduisti al potere?

Per fortuna però l'Italia sa esprimere anche personalità comePier Paolo Pasolini che fa parte dell'immaginario di quelli che come me e te pernsano sempre che un mondo migliore è possibile. A lui il posto d'onore nel nostro Pantheon.

the opinionmaker

piero ha detto...

vaghe sensazioni fanno pensare che anche su PPP il sistema che non ci piace ci ha fottuto, meglio che stesse zitto, lui che a qualche parte aveva detto che la fine sarebbe stata quando l'uomo venisse considerato non cittadino ma consumatore, e come dice il poeta (Grechi) "e ti fece cadere
la tua grande passione"
una sordida storia di vrachetta lo ha troncato di brutto