venerdì 3 ottobre 2008

La favola dei tempi maturi per l'economia

Oggi ho fatto una riflessione sul momento assai critico che sta affrontando il mondo della finanza, delle banche e dell’economia in generale. A dir il vero il momento negativo si trascina da diversi anni, tra alti e bassi la ripresa così tanto sperata non sembra avere mai corso.
Anche il mondo del lavoro risente pesantemente dell’effetto negativo dell’economia e la situazione non tende a migliorare, anzi sembra peggiorare progressivamente.
Inutile far finta che l’ennesimo scossone si è avuto con il fallimento di Lehman Brothers, non solo perché il più grande tra le bancherotte mondiali, ma perché sorprende come un istituto insospettabile ai più informati, possa di colpo subire un tracollo così irreversibile.
Il problema che mette i brividi addosso a tutti è che se ciò ha colpito un colosso come Lehman allora può accadere allo stesso modo ad una delle nostre realtà bancarie da un momento all’altro. Ossia il pericolo è globale.
In Italia certo la crisi subprime dei mutui non è ai livelli di quella Americana. Non dubito. Qui da noi tutti concordano sul vantaggio di avere ancora una banca fortemente ancorata al tradizionale.
E se in Italia il problema non è sui mutui o sui derivati ma piuttosto sui profitti e su una considerazione che è più di una semplice sensazione, ossia che qui la crisi è nel mancato investimento dei consumatori?
In questi ultimi giorni abbiamo assistito attraverso la Tv di Stato ad un informazione dei TG molto rassicurante, con interventi da parte di ospiti di primo piano del mondo economico, tesa in qualche modo a ridimensionare la crisi Americana e a tranquillizzare i risparmiatori.
Io premetto che quando gente come Profumo o Colannino escono in modo così prorompente attraverso il mezzo televisivo c’è poco da stare tranquilli. Domanda: quante volte avete visto il loro volto in TV? Io personalmente mai. Guarda caso in un momento così fortemente negativo per l’economia.
Il Colannino ci viene a raccontare che Cai è una cordata seria e ci tranquillizza sulla solidità finanziaria della stessa; inoltre ci dice che per arrivare ad un risanamento di Alitalia bisognerà aspettare il medio-lungo termine. Che notizia ha fornito, se non un luogo comune?
Profumo invece, numero uno di Unicredit, all’indomani di un paio di sedute pesantemente negative del titolo azionario, esordiva dicendo “i correntisti non hanno nulla da temere”, fortuna che proprio quel giorno il titolo chiudeva con una boccata d’ossigeno. Inoltre consigliava di “investire sulla base delle proprie esigenze..senza andare incontro a rischi eccessivi”, aggiungendo un termine vecchio quanto speculativo al massimo, “diversificando”.
Che tipo di informazione ci stà dando il buon Profumo?
Non ci viene a raccontare di stare cauti e aspettare, ma non era di certo questo quello che bisognava aspettarsi, ovvio. Ci viene però a dire il luogo comune più diffuso dell’economia: investite ma diversificando in modo da ridurre i rischi. Ma questo è stato da sempre un cardine valido, anche in periodi di massimo splendore della finanza. Detto in questo momento che valore ha? Bolle di sapone.
In un simile quadro fanno poi eco le parole del nostro ministro Tremonti: "I rischi per l'Italia restano contenuti".
La domanda che mi sovviene: è giusto rassicurare in un momento così poco rassicurante?
Alle parole di Colannino, Profumo e Tremonti rispondo comunque con un Amen e così sia.
Credo che i tempi siano davvero duri e non so se utilizzando o “inventando” altri tempi (come mi ricorda vagamente una frase di uno Stefano Benni fantasioso ma non troppo) riusciremo ad invertire i termini della questione.

3 commenti:

Nico ha detto...

La favola continuerà ancora. Purtroppo è un momento molto critico in cui siamo già con le pezza al..Manca solo che succede un crac di qualche Banca italiana e poi inizieremo a capire per bene quello che sta accadendo!

Pino ha detto...

Bè Nico ha ragione! Intanto UNICREDIT è sulla buona strada.... del Crac! Quelli che pagheranno sono sempre gli stessi.... NOI!

Anonimo ha detto...

possibile che l'unica risposta a un capitalismo immorale sia stata quella di un integralismo etico, purtroppo secondo un' ethos di sopraffazione...mi riferisco all'antisemitismo del preteso sano capitalismo mitteleuropeo..ma ci credete che uno o più di uno metta in essere uan macchina organizzata di sterminio per odio razziale? il mio babbo diceva opera senza fine opera pazza! e se la follia del folle nazista fosse stata sconfiggere un capitalismo estremo in nome di un ethos ancora da realizzare