sabato 19 luglio 2008

Il sistema ciclismo è dopato

Un'altra vittima del ciclismo e del suo sistema si chiama Riccardo Riccò. Considerato dagli addetti ai lavori la più grande speranza italiana del pedale, il giovane corridore è incappato in uno stop al Tour per aver fatto “uso di materiale nocivo”. Si parla di epo di terza generazione.
Sono rimasto colpito dalle parole di ieri rilasciate dopo la notte passate in gendarmerie:“tornerò più forte di prima”, mi faceva pena poverino, mentiva sapendo di mentire. Quelle parole erano false, non sentite. Sappiamo tutti che il suo ritorno alle corse sarà traumatico, problematico se non proibitivo e non solo per quello che rischia dalla giustizia sportiva.
Le qualità del giovane di Formigine sono indubbie. La necessità di essere il più forte pure.
Il corridore è obbligato ad assumere sostanze dopanti dai team, da coloro che lo sostengono di fatto. Figuriamoci quando costui è individuato come un “astro nascente” delle due ruote. Domanda: la speranza deve provenire dai corridori quando il sistema ciclismo è marcio alle radici?
Una persona io l’ho conosciuta, un ragazzo dalla faccia “pulita” di Salerno che ha rinunciato al mondo delle corse, suo malgrado con il cuore che piangeva. Una volta che mi recai a casa sua rimasi impressionato dal numero esorbitante di coppe e medaglie che attorniavano i mobili della sala dei genitori. I risultati allora parlavano chiaro, nella sua classe-categoria era uno di quelli che andava più forte; ma era giovane e ancora minorenne e dopo ha dovuto scontrarsi con la dura realtà del ciclismo. Lui nel professionismo non è passato perché credeva fermamente nei valori dello sport e si è dissociato dal sistema e si che ha avuto i contro-c…Ma quante persone sono come lui?
Quanti dinanzi alla possibilità di fare una carriera si tirano indietro perché non vogliono assumere quelle “porcherie” di cui ti obbligano?
Ne ho sentite tante in questi giorni: giusto pene esemplari a chi si dopa, ma anche è giusto continuare nel buon nome del ciclismo pulito, questo sostanzialmente il concetto di giornalisti (strenui difensori per convenienza), critici e appassionati. Quanti falsi moralismi si sentono ancora. Qualcuno ha anche detto che non ha senso continuare e bisogna fermare le corse.
Sarebbe quasi ora!?
Qualcuno direbbe che il doping è diffuso in tutti gli altri sport e perché mai ci si accanisce proprio contro il ciclismo? Può essere, ciò però non è una giustificazione..
Damiano Cunego, uno dei grandi delusi di questo Tour, ha affermato “il ciclismo è sempre allo stesso punto”. Ha detto una verità, non un luogo comune. Ed il fatto che i suoi risultati siano inferiori alle aspettative è un aspetto che deve quanto meno far riflettere.
L’anno prossimo in Italia ci aspetta il centenario della nostra più grande corsa a tappe. Le gesta dei pionieri del Giro erano stati ispirazione e fonte per il mio massimo impegno universitario. Quando le corse erano impegni infaticabili tra polvere e fango.
Glia anni recenti invece erano quelli della libellula Pantani che volava e divorava le salite delle più celebri cime. Purtroppo non era tutto farina del suo sacco e con le conseguenze anche tragiche che si sono susseguite, oggi si continua a parlare dello stesso problema.

3 commenti:

Pino ha detto...

Caro Giulio, ne abbiamo discusso già di persona, in bella occasione, ma voglio lasciare un commento sul tuo blog, per far conoscere il mio pensiero anche ai tuoi visitatori. Condivido in pieno la tua analisi (al contrario del calcio su questo sport, se si può chiamare ancora così, abbiamo lo stesso punto di vista). Premetto che ho finito di seguire il ciclismo, quanto anche la sua "faccia" più bella, il Pirata, è risultato positivo a sostanze dopanti, per me è stato il crollo di un MITO... e si sa che quando finisce un amore si è predisposti al rifiuto... c'è crisi di rigetto! Ormai i corridori (ed i loro Team) hanno un solo scopo... Vincere! Per farlo bisogna essere più "in forma" degli "altri" e siccome gli "altri" si dopano lo devi fare anche tu col sostegno del tuo ridicolo medico e la cosa orribile è che questo è diventato prassi anche nelle competizioni amatoriali! I giornalisti poi ci "marciano". Oggi sei un Dio e domani sei un rifiuto della società, mi fa schifo il modo in cui giocano con la vita ed i valori delle persone... credo che certe Grandi Firme come il Dr. Cannavò, editorialista della "Rosea" organizzatrice del Giro, debbano farsi un esame di Coscienza per quanto scrivono... magari Pantani non finiva così!

Anonimo ha detto...

La passione del ciclismo mi ha lentamente abbandonato a partire dal quel giro del '99.

E poi a seguire una crescente consapevolezza di che senso abbia lo sport (quale migliore rappresentazione della società capitalistica).

La nostra rappresentazione dell'evento sportivo, che ancora appassiona molti, è totalmente falsa, mentre la sua realtà è organicamente in linea con quello "spirito del tempo" che ammette solo la mitologia del successo (a tutti i costi).

Penso anche a quella impressionante rappresentazione colletiva collettiva che saranno le prossime olimpiadi, durante le quali vorrei che tutti ricordassimo gli oltre 200 morti, 1000 feriti e 5000 arresti dello scorso Marzo in Tibet. Ma lo spettacolo deve andare (ed andrà) avanti. Sempre.

Con precedenti illustri:
Messico '68, il massacro di studenti in piazzia delle Tre Culture

Monaco '72, il sequestro degli atleti israeliani da parte di un commando palestinese.

Tornando al ciclismo, credo che l'unica cosa giusta l'abbia saputa dire un artista come Gianni Mura che, a chi gli chiedeva la vicenda di Riccò fosse un duro colpo per il ciclismo, ha risposto:"Un colpo per Riccò, non certo per il ciclismo".

"Gente che pensa, e che spesso mette in imbarazzo noi benpensanti, che non siamo più capaci di comprendere il pensiero che sta dietro l'arte." Parafrasando.

A.

Anonimo ha detto...

che bello scrivere sul libro aperto di un caro amico...siamo alle solite col doping e sempre col ciclismo, io amo questo sport e lo pratico per passione e, in questi giorni, anche per esigenze col prezzo del carburante così alto.
Nel calcio sono morti atleti ma nessuno va a fare un blitz alle 4 di mattina nel ritiro di uno squadrone di serie A,credo che dal dopaggio siano esclusi solo i tiratori al piattello (hanno certe panze)e i campioni di calcio balilla.
é bellissima l'ipocrisia degli addetti ai lavori, direttori sportivi manager medici, la copla è solo del ciclista che si serve dello stregone di turno..loro fanno i controlli interni e altre palle.
Guardiamo al tour appena finito vince Sastre, maglia bianca lo Schleck piccolino tutta la CSC che va alla grande...direttore sportivo Bjarne Riis, grande scandalo dell'ultimo decennio, da gregario a campione in due mosse, prima ha scaricato Basso, poi ha confessato di aver rubato il tour 96 e ora ha una squadra che gira a 1000...ma chi lo crede?