venerdì 12 dicembre 2008

Tanti auguri Salerno!

Idee innovative ed esteticamente valide. Ecco un altro colpo ad effetto messo in scena da Vincenzo De Luca in una delle piazze storiche di Salerno, Piazza Portanova.
Un albero di Natale alto 18 metri, finemente stilizzato, con una struttura in alluminio leggero e con migliaia di luci ad intermittenza, tutte rigorosamente a basso consumo energetico.
Erano giorni che qualunque parente o amico mi contattasse mi parlava di questo meraviglioso albero che l’amministrazione ha voluto regalare ai Salernitani. E allora l’ho voluto vedere, non dal vivo, ma facendomi inviare una delle tante foto che girano attraverso i telefonini. Nulla da eccepire, l’albero è davvero bello!
Questa è la forza di De Luca, anche in un momento di crisi come questo riesce ad inventarsi sempre qualcosa di bello, di distensivo che riesce a far breccia nel popolo.
Del resto la credibilità che riesce a trasferire alla comunità è la sua arma migliore, la gente si fida di quello che fa e di quello che farà. Credo che la stima che riesce a raccogliere il sindaco di Salerno in Italia sia più unica che rara. Quando è così i motivi di un così largo consenso ci saranno pure (questo è il terzo mandato con cui De Luca è sindaco di Salerno) e i “fatti”, quelli che alla fine contano sono quelli che fanno la differenza. De luca in questo senso ha fatto tanto per Salerno, bisogna dargliene atto.
Certo come farà il primo cittadino a placare l’esodo di giovani e meno giovani che da un giorno all’altro decidono di emigrare al Nord in cerca di lavoro, questo non oso immaginarlo. E’ anche vero che questi sono problemi che non spetta a lui risolvere. Un amministrazione comunale dovrebbe però attivare una serie di processi politici, economici e sociali per promuovere in qualche modo degli indotti. Penso al turismo, forse una delle poche armi che abbiamo, considerando le bellezze naturali che si trovano a pochi passi dalla città. Promuovere la città stessa come “città del mare”. Ma mi fermo qui.
Penso altresì che in questo contesto De Luca e company si siano mossi poco e male. Diciamo che finora lo “stimolo” che doveva partire dal basso verso l’alto non c’è stato o forse non ha funzionato. Chissà? D’altronde non possiamo sempre fare critiche positive a quest’uomo.
Da un po’ di tempo poi uno dei suoi obiettivi dichiarati è la lotta alla prostituzione e all’abusivismo ambulante, sembra che ci stia riuscendo. Per debellare fenomeni come questi occorrono però anche uomini adatti e capaci. Un plauso và fatto al corpo di Polizia Municipale tutto di Salerno, il fiore all’occhiello della nostra istituzione comunale. Senza di loro non sarebbero possibili i risultati che insegue De Luca. Bravi.
Sulla progettualità di Salerno che dire? Attualmente è fatta di tanti grandi opere, attese a dir il vero da lunghi anni.
Penso alla Metrò leggera, un opera di collegamento primaria e prioritaria, dove però da troppo tempo si susseguono rallentamenti e interruzioni nei lavori non sempre giustificabili. Penso alla grande piazza, più grande di Piazza del Plebiscito veniva urlato anni fa, che dovrà sorgere alle spalle della spiagietta di santa Lucia e che si svilupperà per buona parte sul mare. Penso anche alla litoranea, quella di Via Salvatore Allende che, se pur con qualche sbaraccamento, è ancora un pugno negli occhi per chi la vede, mentre andrebbe valorizzata per le grandi potenzialità. Penso al nuovo scalo di Pontecagnano (la cattedrale nel deserto?) dove già tempo fa dalle pagine di questo blog avevo invocato lo “zampino” di De Luca per dare un maggiore respiro alla struttura.
Penso a queste poche cose, con il cuore di un Salernitano e con l’occhio dell’emigrato.
Un augurio sentito a tutti i Salernitani della terra.

mercoledì 10 dicembre 2008

TAV, si riducono le distanze.. ma non per i pendolari

"Si riducono le distanze, cresce il nostro paese", così sintetizza il gruppo FS, nel suo ultimo spot, la presentazione dei treni super-veloci da 300 e oltre Km/h ormai alle porte, prevista per il 14 dicembre. Un opera da 52 miliardi di euro.
Era da un pò di tempo che mancavo all'appuntamento con il blog, non che non ci fossero gli "stimoli" per intervenire e dire la mia. Diciamo che un malessere generale mi ha impigrito nel ricercare tempo nel passatempo. Di occasioni ce ne sono state, in genere i motivi che ti spingono sono il più delle volte le brutte notizie, anche se in uno dei miei primi post elogiavo lo Stato e la Regione Lombardia per un opera di pubblica utilità come il passante ferroviario .
Ormai siamo alle porte di un altra grande e importantissima opera, frutto dell'ingegno più avanzato al mondo nel settore del trasporto su rotaia, tutto made in Italy, ci tengono a sottolinearlo da più parti i dirigenti FS. E di questo non possiamo che andarne fieri, senz'altro..
Non vado fiero però quando man mano che ci avviciniamo alla fatidica data di presentazione dell'alta velocità i disagi per i pendolari della linea Milano-Piacenza e Piacenza-Bologna si ripetono e spesso con una gravità imbarazzante. E questa non è una coincidenza carissimo Mauro Moretti (numero uno di Ferrovie, lo si vede anche nella foto, alla presentazione del "Frecciarossa").
In pratica accanto ad una linea vecchia e fatiscente ne è stata costruita, a parte, una nuova con treni e vetture nuove di ultima generazione. Ma questa linea dovrà pur interagire e mettersi in comunicazione con quella vecchia e il risultato quale sarà?
Intanto soppressione dei treni e ritardi esorbitanti dal mese di Novembre sono all'ordine del giorno. Per non parlare dello stato in cui si viaggia: siamo al terzo mondo. Avete presente quelle foto che ogni tanto fanno il giro di posta in cui si vedono persone (in genere asiatiche) caricate su quei vagoni all'inverosimile, stile carro-bestiame? Niente di più simile.
E le condizioni dei locomotori e dei vagoni che trasportano i passeggeri? Sporchi, sudici, andrebbero bonificati e soprattutto vecchi di 40-50 anni.
Tutta questa innovazione necessaria al nostro paese nel campo del trasporto terrestre - nessuno lo nega - non doveva e non deve, come stà accadendo, passare sopra le teste di centinaia di migliaia o forse milioni di utenti che la mattina regolarmente devono recarsi nella capitale meneghina per raggiungere il posto di lavoro. Eppure ricordo ancora fresche le parole dell'allora Ministro Lunardi che invitava alla calma i pendolari della Lombardia perchè i sacrifici per l'alta velocità e per la linea nuova, avrebbero portato senz'altro "beneficio" anche sulle linee locali che secondo lui (ma non solo lui) sarebbero rimaste in questo modo più "sgombere".
Io invece non ho mai creduto a queste fandonie e l'ho sempre urlato ai vari comitati pendolari e alla gente che incontravo in stazione e che ahimè ripetevano le stesse cose che leggevano sui giornali. La situazione non poteva cambiare, fin quando non venivano investiti un pò di soldini anche sulla linea vecchia e soprattutto su mezzi fatiscenti e obsoleti. La prova ora è davanti agli occhi di tutti.
Solo che ora sentiremo parlare di alta velocità dappertutto, ovvio, ma i disagi per i pendolari c'erano, ci saranno ed aumenteranno.
Anche lo stesso passante di superficie che raggiungerà con due nuove linee Melegnano e Lodi da Novara, Saronno o Varese che servizio potrà offrire se il parco macchine che attualmente è in essere non soddisfa già le attuali esigenze!?
E già, perchè gli alti dirigenti dell'azienda hanno pensato bene che per un pò di anni il pizzico sulla pancia se lo devono dare proprio i pendolari, quelli che portano soldi sicuri nelle casse dell'azienda, con aumenti sui prezzi dei biglietti e degli abbonamenti che continuano vergognosamente ad essere applicati e con un servizio pari ai paesi del terzo mondo dell'Africa o dell'Asia. Ma questa storia quanto altro ancora potrà durare, non è bastato quello che abbiamo dovuto sopportare in tutti questi anni?? Dovremo forse ancora aspettare i risultati positivi che verranno della TAV per vedere qualche euro di investimento sui carrozzoni della bassa velocità?? Ce lo dica Moretti e in fretta!
E come se non bastasse continuano le manovre atte a battare cassa, anche le ultime, luride, come: eliminazione di diverse corse sugli orari invernali (siamo alle comiche!), annullamento di qualsiasi forma di bonus per gli abbonamenti mensili, la possibilità ad abbonamento emesso (es. il settimanale) di non poterlo più cambiare o rimborsare anche se inutilizzato e mai timbrato. Oramai, e questo non è un mistero, i Signori delle Ferrovie se le inventano tutte pur di non rimetterci un soldo e far pagare il tutto agli utenti finali.
Ma parliamoci chiaro, il paradosso del sistema Italia traspare anche nell'Alta Velocità, dove dinanzi ad un opera di ingegno altissimo, "irrinunciabile" (come ha detto qualcuno) e ad un servizio che - si spera - sia altrettanto efficiente, troviamo ancora un sistema di una rete ferroviaria locale e regionale che con il suo parco macchine è davvero fatiscente e il cui servizio è troppo spesso imbarazzante.
E il problema non è tanto, come un noto quotidiano economico l'ho ha rappresentato, ossia un servizio quello della TAV "per facoltosi". Certo non è un servizio per poveracci. Ma il problema che a mio avviso si trascura è che in mezzo ai pendolari ci sono tutti: ricchi, poveri, ceti medi. La gente tutta è esausta perchè sa che FS non potrà restituire mai il tempo che gli è stato sottratto nel lavoro o in famiglia con i propri cari/figli. E soprattutto è incazzata e vuole dire Basta. Questo spaccato proprio non mi va giu perche non sta in piedi.
Le Ferrovie dello Stato stiano bene in guardia e restituiscano un pò di moralità e di contegno su queste linee della "quotidianità" e della speranza, non ci facciano viaggiare più come bestie.
Perchè per i pendolari - caro Sig. Moretti - le distanze si allungano.

lunedì 17 novembre 2008

La benedizione speciale del Papa a Pinochet

Nel via vai di mail che vengono scambiate quotidianamente nell'universo telematico, una in particolare inviatami da un amico non poteva passare inosservata. La notizia oltretutto non è nuova ma emersa - pare - già una decina di anni fa, anche dalle pagine di un noto settimanale italiano.
L'oggetto è una lettera di Papa Wojtyla del 18 febbraio 1993. «Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» Così concludeva la sua lettera in Spagnolo il sommo pontefice nel giorno della ricorrenza delle nozze d'oro del famoso generale Cileno.
Chi era Pinochet? Sintetica ed efficacie questa scheda biografica che ne ripercorre la sua carriera politica e militare. Mi permetto comunque di poter affermare che costui è stato uno dei più autoritari e sanguinari dittatori che la nostra storia recente abbia mai conosciuto. Il suo potere arrivò con un colpo di Stato (ai tempi in cui io ero un neonato, 1973) che rovesciava di fatto il governo Socialista di Salvator Allende. Non è un mistero ne ci imbarezzeremo per dovere della storia (contemporanea) se diciamo pure che quel golpe fu finanziato dalla C.I.A. dell'allora presidente Richard Nixon (lo stesso dello scandalo Watergate e il primo ed unico a dimettersi dalla carica di Presidente della Casa Bianca), acerrimo nemico di Allende, che non intendeva assoggettare la sua politica agli interessi delle potenti lobbies Americane.
La tirannia di Pinochet e la sua dittatura prosegue fino al 1988, anno in cui con un referendum viene reintrodotta la democrazia. I dati che emergono dalle sue persecuzioni sono inquietanti: il rapporto Valech sviluppato da una Commissione d'inchiesta indipendente nel 2006 fornisce numeri che fanno rabbrividire, come i circa 28.000 casi di persone torturate o di detenzione politica. Signori questa è storia, nessuno si senta offeso..per l'amor di Dio (Francesco docet!).
In un simile quadro è più che imbarazzante ed inquietante appunto la lettera di Papa Wojtyla prima e del Cardinale Sodano poi. Questi i testi integrali (leggi qui) .
Le lettere sembra siano state pubblicate nel 1998 per volontà dello stesso Pinochet.
Eppure, stranamente, non ricordo alcuna "cassa di risonanza" formatasi dinanzi a una notizia del genere? Opinioni? Magari ho corta memoria e non ero particolarmente attento in quel periodo. Certo gli elementi per far emergere un dibattito o quanto meno un confronto c'erano stati tutti.
Cosa dire e cosa pensare? Sorpreso è dire poco. In quanto cattolico mi sento profondamente offeso. Non si può nascondere che con questi scritti il Vaticano e la Chiesa Cattolica si sono macchiati di una vergogna. E quella resta.
Pur volendo scavare nelle ragioni di una "diplomazia sostenuta" cui il potere temporale dello Stato Vaticano e più in generale la Chiesa si sia dovuta sempre servire per tessere quella ragnatela di relazioni indispensabile anche nei confronti di quei popoli e di quei potenti così lontani dal suo "credo", si fa fatica lo stesso a comprendere un atteggiamento così spudoratamente servile e asservito.
Una risposta la Chiesa ce la deve ancora, sempre, comunque.

sabato 1 novembre 2008

Pasolini e il coraggio della verità

"La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter essere compresi". Sulla sua indifendibilità Pasolini vedeva lontano. "Giudizi troppo sommari nelle aule dei tribunali non rendono ancora, a trent’anni dalla sua morte, giustizia dell’uomo", così concludevo qualche anno fa un post scritto nella pagine del blog dell'"opinion maker" Vincenzo, ricordando la figura di Pierpaolo Pasolini, con un ritratto che tendeva a riscoprirlo più come autore e pensatore dei nostri tempi. Mi limito pertanto a descrivere una sintetica definizione che Wikipedia gli da: "è internazionalmente considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo".
Questa volta invece mi concentro sulla morte appunto e sull'ingiustizia che si è protratta sino ad oggi sul suo delitto e su quali possano essere stati i veri responsabili. Oggi a 33 anni dalla sua scomparsa nulla è cambiato. Anzi, da qualche anno a questa parte le confessioni di Pino "la rana" - unico colpevole per quell'orribile e efferato delitto che ha pagato con la galera il suo crimine presunto, ammesso che sia centrato qualcosa - fanno ancora più rabbia e confermano sempre più che alle spalle di Pasolini si fosse realizzato un complotto.
Nel diario Pelosi esordisce con queste parole: "Mi presi tutte le responsabilità per non coinvolgere i miei amici di allora. Fu l’avvocato a suggerirmi quella linea difensiva. Pensava che da minorenne me la sarei cavata con poco".
Il "riccietto", simile a uno dei personaggi raccontati proprio da Pasolini nei suoi romanzi e nei suoi film, ha raccontato delle falsità al processo e questo è un dato di fatto: una fra tutte quella di essere stato lui solo ad uccidere il poeta, mentre le prove e gli atti confermerebbero il contrario. E lo stesso Pelosi lo ha ammesso dopo oltre trent'anni: "c'erano tre che avevano un accento siciliano..e se stetti zitto è per paura di avere delle ritorsioni. Io servii solo ad adescarlo".
Le ultime mezze verità di quest'uomo confermano la validità delle ipotesi che si racchiudevano nel bellissimo film di Marco Tullia Giordana, "Pasolini un delitto italiano".
Cosa voleva farci intendere Pelosi con quelle parole, che ad ammazzare Pasolini ci fosse per caso la mano della mafia? Mi chiedo comunque cosa c'entrino i siciliani, siamo ancora dinanzi ad una deviazione della verità.
La smetta una volta per tutte di prenderci in giro e la dica fino in fondo la verità questo disgraziato. C'è più di un valido motivo per pensare e credere che i nemici Pasolini li avesse a Roma, a due passi da quelle borgate che frequentava e che raccontava idealisticamente nelle sue opere. E che non fosse opera dei personaggi di strada di quelle borgate (come pure qualcuno ha sostenuto) o di balordi come "la rana". C'è una mano pensante e Pelosi la smettesse una volta per tutte di continuare con queste mezze verità che gli consentono intanto di mattere su qualche sporco soldo. Pelosi conosce bene i nomi di quelli che lo ricattarono e comunque conosce la mano che si muoveva dietro quella gente, non può essere altrimenti. Chi erano costoro Pelosi?? Ce lo dica una volta per tutte e non lo faccia solo per Pierpaolo ma in nome della verità.
Pasolini è stato ammazzato perchè, non era soltanto un critico scomodo, ma aveva il coraggio di fare i nomi e cognomi delle stragi di quegli anni e di quelli che avevano in mente di organizzare il movimento di azione fascista contro il Comunismo che prendeva piede dopo il '68.
Lo scritto che lui firmò in un famoso editoriale del novembre 1974 sul Corriere della Sera, un anno prima che lo uccidessero, mostra in tutta la sua eloquenza quali potessero essere i suoi nemici. Ve ne illustro qualche passo a riprova (ma vi consiglio di leggerlo integralmente qui):
"..Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista)...
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere"..di intellettuale ovvio. Non di uno qualsiasi ma di uno profondo, sensibile e tanto coraggioso.
La sua terribile ed atroce morte sta gridando ancora vendetta, perchè la verità ad oggi non è ancora emersa. Quella verità che Pasolini ha sempre ricercato sino alla morte e che purtroppo la giustizia italiana non ha restituito, come in ogni processo degno di questo nome.
Del resto, non a caso, il coraggio della verità in questo mondo è roba da pochi e io credo che Pasolini sia uno di questi.

venerdì 24 ottobre 2008

Vado al Massimo

La speranza del centro-sinistra democratico riparte domani 25 ottobre dal Circo Massimo, scenario notoriamente pertinente a feste popolari e incontri collettivi memorabili.
Dopo la sconfitta elettorale di un anno fa, il Partito democratico di Veltroni cerca di ricompattare il popolo della sinistra e a ridisegnare quell'unità di intenti che finora era mancata.

Troppo bollenti forsi i temi attuali su cui il governo Berlusconi dimostra di perdere colpi e su cui le rimostranze delle opposizioni appaiono oggettivamente fondate. Due fra tutti la Scuola e l'ambiente, temi a me cari su cui avevo già espresso le mie considerazioni dalle pagine di questo blog. Mi fermo solo a questi argomenti attuali e non ritorno sulle promesse fatte in campagna elettorale e ribadite dal premier su cui mi sembra superfluo ricordare.

C'è da aggiungere che la congiuntura economica particolarmente sfavorevole al governo Berlusconi sta facendo il resto. D'altronde quella "ripresa" auspicata nel corso degli ultimi anni, sempre vana, faceva pensare inevitabilmente - inutile nacondersi dietro a un dito - che si arrivasse ad una recessione, a un tracollo e a una crisi tanto seria in cui l'Italia, così come gli altri governi europei, non si è mostrata particolarmente attenta e previdente, contrariamente a quanto sostenuto dagli attuali governatori. Tutto ciò mi ricorda un pò l'ingresso dell'euro del gennaio 2002, dove la speculazione sull'innalzamento dei prezzi facimente prevedibile non fu ostacolata con opportune misure di controllo; con l'aggiunta che a quei tempi stavamo messi leggermente meglio di ora, il che è tutto dire!

Ora Veltroni e company cercano l'unitarietà in nome del riformismo, si risentono termini come moderati, progressisti, riappaiono d'incanto gli ulivisti, si cerca ancora di sferrare un colpo a effetto per gli indecisi. Fa parte del gioco politico? Non so, in questi casi la retorica gioca un ruolo determinante, anche ridicolo se vogliamo ma è il gioco del consenso. Certo il piatto che ha messo sul tavolo Berlusconi con Gelmini, Prestigiacomo e gli altri è ghiotto e la manifestazione di domani sembra capitare a fagiolo. Se ne è accorto bene anche la volpe D'Alema che ha affermato come le reazioni spropositate del premier hanno "creato un clima in cui ha convinto anche gli indecisi" a scendere in piazza.

Insomma si ritorna in piazza, da quel luogo di aggregazione, di condivisione, dal luogo più antico di partecipazione e dibattito. Dal numero di persone che accorreranno domani al Circo Massimo credo si avrà l'entità dei progressi dell'opposizione e un monito reale dell'attuale orientamento politico. Domani sarà il tempo dell'opposizione.

lunedì 13 ottobre 2008

Giro 2009, nel ricordo del centenario?

La notizia era nell'aria, oggi l'ufficializzazione: Lance Armstrong tornerà a correre e la sua prima competizione sportiva del 2009 sarà il Giro d'Italia.
Nel centenario gli organizzatori del Giro non potevano mettere in canna colpo migliore in termini di risonanza mediatica. Certo la notizia è di quelle che fa senz'altro scalpore dal momento che il corridore Texano ha 37 anni e mancava dalle corse da 3.
Accattivanti le sue parole dopo l'annuncio della partecipazione: "non aver mai corso il Giro è per me un grande dispiacere, mi piacerebbe molto farlo". Un imbarazzo lungo 7-8 anni e anche più, concentrato piuttosto a riservare forze e pensieri per l'unica corsa a tappe della sua vita, il Tour de France.
Ora il Sig. Lance vuole sbalordirci con una sua nuova avventura in Italia, la sfida del centenario?
Per me è un disonore paragonare un "campione chimico" come Armstrong ai pionieri della prima grande corsa a tappe della storia, ai fautori della metafora e della parabola del "pedalare", agli eroi delle strade polverose e del fango.
Sono passati 100 anni dalle imprese di quei grandi, quelli con la G maiuscola come Ganna, Galetti, Gerbi. E se i tempi sono cambiati, non mi sembra così onorevole ospitare un corridore così grande di vittorie ma così spudoratamente schermato a controlli di ogni tipo.
Uno che dice "voglio vincere il tour e battere il cancro" non è a mio avviso degno di partecipare ad una corsa che deve evocare ricordi ed esempi illustri. Uno che vince 7 tour di fila ci vuole raccontare che ha debellato una malattia come il cancro a colpi di pedalate? Dovremo definirlo allora l'onnipotente o l'extraterrestre?
Lo sport che sconfigge la malattia è una bella favola che dobbiamo lasciare alle spalle e che non ci appartiene. La corsa rosa scende di anno in anno progressivamente di tono, di vigore, di popolarità e questo inevitabilmente c'entra con il fenomeno doping che non attenua la scia. Ma evidentemente non c'è la volontà di debellarlo nel sistema ciclismo stesso.
Sarà paradossale ma al cospetto della favola dell'Armstrong ammalato e "sempreverde" prediligo e mi appartiene mille volte di più la storia di un uomo lasciato morire solo come un cane abbandonato, Marco Pantani.

venerdì 10 ottobre 2008

Momenti da Stadio

Alle scalee del Garilli di Piacenza per gustare ancora come può essere bello vivere una partita di calcio dal vivo. E non solo perchè la nostra squadra del cuore ha vinto ma soprattutto perchè lo stadio può essere ancora quel luogo di incontro, di condivisione che come pochi riesce a catalizzare l'attenzione di vecchi e nuovi amici.

Miracoli di una partita di pallone?

Il concetto è ben descritto qui dall'amico di avventure (granata) Vincenzo, l'opinion maker, che ha pubblicato anche una bella foto.